LIBERAZIONI
Pubblicato in Parent Counseling · Mercoledì 12 Nov 2025 · 3:15
Esistono storie famigliari che stringono alcuni genitori (quando sono presenti fisicamente e pure nella intenzione educativa) nella convinzione di dover attenzionare i propri figli con ossessivo puntiglio.
Una tensione ansiosa di genitori fragili alimentata dalla manipolazione mediatica allarmistica che preoccupa le famiglie e toglie loro la buona dose di senso critico che richiede lo stare al mondo d’oggi.
In un quadro di assenza di patologia (quello in cui si può muovere la professione del counseling), il presupposto della lucidità genitoriale sta nella padronanza delle informazioni pedagogiche indispensabili per orientarsi attraverso la fase evolutiva in cui stanno crescendo i nostri figli: sappiamo che il ruolo educativo si articola in un bilanciamento di componenti che devono rimodularsi durante la crescita dei bambini e dei ragazzi.
D. è mamma di due figlie adolescenti, 13 e 16 anni.
W. è un papà presente che, impegnato nell’arginamento costante della emotività della moglie, non riesce a presidiare il proprio ruolo paterno per marcare la sua differenza, fatta di buone risorse potenziali.
F. vive incastrata in un accudimento plusmaterno che la porta al controllo esaperato di tutto quello che riguarda le sue figlie: la salute, con l’immediata medicalizzazione di ogni segnale (sempre equivoco) ancora prima che sia sintomo, la scuola, con una ingerenza significativa nella gestione didattica delle ragazze e il monitoraggio costante di ogni compito scolastico, le dinamiche relazionali delle figlie, con interventi diretti nelle loro amicizie e inimicizie, soprattutto e finanche nelle loro emozioni.
La mamma mi porta in consulenza la sua tracimante emotività nel gestire la tracimante emotività di M., 16 anni: scatti di rabbia improvvisi per piccolezze, somatizzazioni, ansia da prestazione scolastica, difficoltà a relazionarsi.
Il percorso di parent counseling con la coppia di genitori aiuta a tracciare confini precisi tra l’identità della mamma, quella del papà, quella di ciascuna delle ragazze.
Un lungo lavoro di rilettura, accettazione, distanziamento, riposizionamento.
La prima mossa è nella direzione di accompagnare M. ad accogliere le proprie emozioni senza fuggire in quelle delle sue figlie, darsi il permesso di ascoltarsi e vedersi prima di ascoltare e vedere le ragazze: un incarico di autoriconoscimento delle proprie caratteristiche e dei propri bisogni finalizzato a riattivare la capacità di riconoscere quelli diversi (ontologicamente diversi, non foss’altro che per gap evolutivo) delle sue figlie.
Solo nella consapevolezza dei rispettivi bisogni naturalmente differenti (spesso proprio divergenti,) si possono agire decisioni e movimenti educativi efficaci.
Così, nella sua nuova sintonizzazione con se stessa e con le informazioni utili per il suo ruolo materno in adolescenza, grazie anche alla collaborazione paterna, la mamma impara a tradurre più coerentemente alcuni atteggiamenti di M., a dare il giusto valore a quelle che prima sembravano piccolezze e ora vengono comprese come scintille del grido di M. che a 16 anni, anche con il linguaggio del corpo, sta cercando di rivendicare uno spazio di libertà per assecondare il suo bisogno di separazione e differenziazione da una madre che la vuole aderente a un modello teorico inidoneo.
In questa dinamica di liberazione della mamma dal suo disorientante convincimento di dover stare in un materno sovradosato e quindi limitante e faticoso per tutti, si liberano le figlie, che guadagnano uno spazio di autonomia emotiva e organizzativa che gradualmente consente loro di misurarsi con le sfide e le meravigliose avventure della loro età.
Autorizzarsi a crescere per autorizzare i nostri figli a crescere,
La vita è la conquista graduale della libertà di essere.
